martedì 2 luglio 2013

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Negli anfratti più reconditi della tua mente ti accorgi d'improvviso che sei solo in un sogno. Un sogno condizionato dai tuoi ricordi, e l'ispirazione prende parte a tutto con quel tocco di surreale che ti fa credere in questo mondo fantastico, suggestivo perché sono le tue memorie ad accarezzare l'emozione con la violenza di un pugno in pieno volto.
Apri gli occhi, tocca il pavimento di marmo, è freddo, è scivoloso sotto la tua pelle sudata e ti guardi stupefatto attorno: ci sei stato davvero? Perché ora non ricordi niente? Alzati da terra, i tuoi piedi scavalcano l'aria con tonfi lenti e sordi, ti accingi ad aprire la porta e una luce fuori t'investe col suo morbido candore. 
Un cane abbaia, i latrati suonano lontani, eppure sta proprio di fronte a te: tutto si muove lento, ma la tua mente cammina veloce, a passi piccoli e svelti; i tuoi occhi scrutano tutt'intorno per cercare un appiglio reale. Ti senti leggero, e non capisci. 
-Tlic-. 
Ti senti bagnare sulla testa, alzi lo sguardo e -Tlic- una goccia umida ti bagna la fronte. Il soffitto è di un pittoresco rosso sangue, qualcosa su è morto e il corpo anemico riversa i suoi fluidi che imbibiscono il pavimento, il tuo soffitto, in una pozzanghera che lotta contro la gravità. Percorri con la mente i piani superiori dell'abitazione e sgrani gli occhi di fronte all'orrore: un bambino morto, scomposto in una posa tragicomica. La tua mente si chiude per la paura, ma i tuoi occhi rimangono immobili, pietrificati dalla vergogna che assiste inerme al massacro dell'innocenza.
E' il piano di fuga dall'infanzia, la tua innocenza morta da quando avevi dieci anni. Ti avvicini al corpo esanime e lo scuoti, un rivolo scuro e umido esce dagli angoli delle bocca, gli occhi pietrificati nel vuoto, e gli unici ricordi celati che riesci a leggere riguardano la tua vicina di casa, undici anni all'epoca, una gonna di cotone, le gambe nude, e la curiosità di un bambino che gioca ad esplorare ciò che crede gli sia dovuto dalla vita. Una contrazione al basso ventre, e la voglia di scoprire di più.
Il cane avanza libero in giardino, ha smesso di abbaiare, tu rimani in piedi, paralizzato: sembra così tutto irreale. Le unghie scavano frenetiche, le zampe si impastano nel fango del giardino su cui ora metti i piedi. Ti avvicini all'enorme bestia che fiuta e scava, e con estrema lentezza, prendi parte anche tu alla riesumazione di tua madre. Tua madre trent'anni più giovane, il ventre gonfio, il corpo livido, i capelli intrecciati con foglie secche e vermi. E' la tua esistenza morta nel primo gemito contaminato dalla prima aria nei polmoni. E' la tua esistenza morta, macchiata dal suicidio della comprensione. Il tuo egoismo si riflette negli occhi vitrei ed essiccati di tua madre che, con infinita pazienza, ha sfilacciato il suo abito bianco da vergine sposa per ricavarne un laccio. Un laccio intorno al collo troppo stretto. Il sangue stagnante nel cervello, ipossia, perdita di coscienza, morte.
Un topo si avvicina ad annusare tutto, l'enorme bestia lo contempla, lo annusa, si adagia sul bordo della fossa e comincia a dormire. Il topo prende il comando delle tue sensazioni, si avvicina e registra ogni tuo più arcano movimento del subconscio, digrigna i denti in una smorfia terribile e in uno slancio repentino ti azzanna coi suoi incisivi sullo stinco. 
Non reagisci, lo guardi impassibile mentre scava un tunnel nella tua carne, arriva all'osso, e continua a rosicchiare ancora, con più veemenza. Erosa la prima gamba, zoppichi per ricordarti che puoi pur sempre esistere ancora.
L'aria è ovattata, cosparsa da una coltre di nebbia scura, l'esistenza congelata in uno sguardo, e un ronzio insistente nelle orecchie.
Si avvicina uno sciame di mosche, si posano al suolo, e con le mille zampette e le piccole alucce prendono a risalire la tua gamba dalla ferita, depositano uova che in qualche secondo si trasformano in piccoli insetti gialli e striscianti. Miasi, ti senti formicolare da dentro, risalgono tutto il corpo fino ad occupare il cuore. Rallenta. Smette di battere. Cadi. Divorato dai vermi e persa la coscienza, ti accosti vicino al tuo corpo esanime. Sei una fluttuazione eterea. Osservi il tuo corpo distante e non un grido scivola dalla bocca. 
Ti svegli sudato in prossimità del bordo del letto. Un sussulto, una vertigine, apri gli occhi. 
Era solo un sogno.

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